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Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi
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Lmwbg'mwbwIstituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi (già mwcaDiscoteca di Stato) è un mwcqente pubblico italiano nato nel 1928 con l'obiettivo di raccogliere il patrimonio sonoro italiano. Attualmente l'archivio conta oltre 300.000 supporti.cite-ref-1[1]cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]cite-ref-4[4]cite-ref-legge-5-0[5]

Dal mwhw2018, a seguito della creazione del mwiaPortale della canzone italiana, il sito realizzato per iniziativa del mwiqMinistero dei beni e delle attività culturali e del turismo allora guidato dal ministro mwigDario Franceschini, tramite l'ICBSA, in prima linea in collaborazione con mwiwSpotify, si è avvalso dell’accordo con i maggiori servizi di ascolto in mwjastreaming in Italiacite-ref-6[6].

Contents

Storia
Note

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Storia

La nascita della "Discoteca di Stato"

L'istituto nacque sulla spinta della raccolta di documenti fonografici effettuata da mwlqRodolfo De Angelis, un autore e cantante di canzoni molto in voga, molto conosciuto negli ambienti delle mwlgavanguardie mwlwfuturiste e in quello teatrale in genere. Di sua iniziativa, De Angelis si era messo a raccogliere "a futura memoria" su mwmadischi a mwmq78 giri le voci che riteneva degne di essere tramandate ai posteri. Questo lavoro avrebbe costituito, nelle idee dell'autore futurista, la base di un più vasto progetto, che sarebbe poi stato portato avanti da un istituto pubblico (ancora da creare).

Nel 1927, De Angelis vendette la propria raccolta alla Associazione Nazionale Mutilati ed Invalidi di Guerra, che a sua volta si impegnò a sostenere il suo progetto di ampliare l'archivio sonoro. Il 10 agosto 1928, venne così approvata una legge che costituiva una Discoteca di Stato, «ritenuta la necessità assoluta ed urgente di disciplinare e sviluppare [...] la raccolta e diffusione di dischi fonografici riproducenti la voce di cittadini italiani benemeriti della Patria».cite-ref-legge-5-1[5]

Gli anni trenta

Il primo direttore dell'Istituto, mwogGavino Gabriel, contribuì notevolmente a determinare gli scopi e gli intenti della Discoteca: su sua iniziativa, nel 1934 fu approvata una legge che estese l'attività a «tutto quanto nel campo dei suoni interessi la cultura scientifica, artistica e letteraria» e, più in particolare, alla raccolta di canti e dialetti da tutte le regioni e colonie d'Italia, così come agli studi di mwowglottologia e mwpastoria. Inoltre, l'istituto iniziò anche una collezione di strumenti di riproduzione sonora, attraverso la donazione dei fratelli Loreto, rappresentanti italiani della mwpqGramophone (febbraio 1938).

Il 1º aprile 1935, la responsabilità della Discoteca di Stato fu assunta dal Sottosegretariato di Stato per la stampa e la propaganda, per poi passare al mwpwMinistero della cultura popolare nel 1939. Con la stessa legge, la Discoteca ottenne un ulteriore ampliamento della propria attività, in relazione soprattutto alla crescente produzione discografica musicale.

Dal dopoguerra agli anni 2000

A causa della mwqgSeconda guerra mondiale, le attività dell'istituto furono interrotte e il suo patrimonio trasferito verso il nord Italia (trasferimento che causò anche la perdita di parte dell'archivio). Nel 1948, le attività furono riorganizzate e riprese presso mwqwPalazzo Mattei di Giove a mwraRoma (che tuttora ospita l'istituto) e la Discoteca fu posta sotto il controllo della mwrqPresidenza del Consiglio dei ministri.

Nel 1975, entrò a far parte del neo-costituito mwrwMinistero per i beni culturali e ambientali.

Nel 1999, la Discoteca ottenne l'autonomia scientifica, organizzativa, amministrativa e finanziaria, oltre a ottenere l'istituzione del Museo dell'audiovisivo, con l'obiettivo di «raccogliere, conservare e assicurare la fruizione pubblica dei materiali sonori, audiovisivi, multimediali, realizzati con metodi tradizionali o con tecnologie avanzate». Nel 2004, il processo fu concluso con l'assegnazione alla Discoteca dell'obbligo di deposito legale di tutti i beni sonori ed audiovisivi prodotti e distribuiti in Italia. L'ICBSA ha il compito di documentare, valorizzare e conservare il patrimonio sonoro e audiovisivo nazionale implementato dal deposito legale previsto dalla Legge n.106 del 15 aprile 2004.cite-ref-cultura-gov-it-7-0[7]

La riforma del 2007

Il 26 novembre 2007, la Discoteca di Stato fu trasformata in Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi (ufficialmente subentrato alla Discoteca, di cui ha acquisito «le competenze, il personale, le risorse finanziarie e strumentali, le attrezzature e il materiale tecnico e documentario»).

Il 6 luglio 2012, l'Istituto fu dichiarato soppresso dal mwuaGoverno Monti, ma in seguito a una mobilitazione di varie associazioni di settorecite-ref-8[8] la decisione fu annullata il 7 agosto.

Note

cite-note-11. mwwwmwxamwxqIstituto Centrale per i beni sonori ed audiovisivi, su mwxgMinistero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. mwxwURL consultato il 10 agosto 2021 mwya(archiviato dall'mwyqurl originale il 10 agosto 2021). mwyw«Il suo patrimonio è composto attualmente da oltre 300.000 supporti: dai cilindri di cera inventati da Edison, ai dischi, nastri, video fino agli attuali supporti digitali. Conserva anche una ricchissima collezione di strumenti storici per la riproduzione del suono: fonografi, grammofoni e altri apparecchi dalla fine dell'ottocento agli anni cinquanta»
cite-note-22. mwzwmwaamwaqUn secolo di suoni, i suoni di un secolo: l'Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi, 1ª ed., Minerva, 2012, mwagISBNmwaw 978-88-7381-375-0, mwbqOCLCmwbg mwbw811003357. mwcaURL consultato il 10 agosto 2021.
cite-note-33. mwdaRoberto Rossetti, mwdqmwdgLa voce della memoria: la Discoteca di Stato, 1928-1989, collana mwdwQuaderni dell'Ufficio centrale per i beni librari e gli istituti culturali, F.lli Palombi, 1990, mweaISBNmweq 978-88-7621-112-6. mwewURL consultato il 10 agosto 2021.
cite-note-44. mwfwmwgamwgqCatalogo delle edizioni e registrazioni della Discoteca di Stato, Edizioni Discoteca di Stato, 1963. mwggURL consultato il 10 agosto 2021.
cite-note-legge-55. mwiamwiqmwigREGIO DECRETO-LEGGE 10 agosto 1928, n. 2223, su mwiwNormattiva. mwjaURL consultato l'8 giugno 2024.
cite-note-66. mwkamwkqmwkgFranceschini ha varato il Portale della Canzone Italiana, su mwkwVenezia Radio TV, 6 febbraio 2018. mwlaURL consultato l'8 agosto 2022.
cite-note-cultura-gov-it-77. mwmamwmqmwmgIstituto Centrale per i beni sonori ed audiovisivi, su mwmwMinistero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo. mwnaURL consultato il 10 agosto 2021 mwnq(archiviato dall'mwngurl originale il 10 agosto 2021).
cite-note-88. mwogmwowmwpaItalia senza memoria audiovisiva, «No chiusura Discoteca di Stato», mwpql'Unità, 12 luglio 2012. mwpgURL consultato il 9 settembre 2016 mwpw(archiviato dall'mwqaurl originale il 16 settembre 2016).

Bibliografia

• mwraM. Pistacchi, P. Ortoleva (a cura di), Un secolo di suoni, i suoni di un secolo: l'Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi, Argelato, Minerva, 2012, ISBN 9788873813750, LCCN 2012502897.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su icbsa.it.
• citerefanagrafe-delle-bibliotecheIstituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi, su Anagrafe delle biblioteche italiane, Istituto centrale per il catalogo unico.